Archivi categoria: Vademecum

Consigli utili per chi si appresta a conoscere la montagna

Speleoterapia, ai confini della (fanta)scienza


Lungi da noi esprimere, con un titolo più ironico che sarcastico, pareri medici sulla bontà della speleoterapia.

Non siamo medici ma abbiamo sufficiente cultura sa sapere che non si sparano opinioni senza conoscere, quindi presenteremo semplicemente questo tipo di cura come una possibilità,per chi è affetto da riniti cronische, febbre da fieno, allergie respiratorie e asma, di alleviare i propri sintomi.

Innanzi tutto, la speleoterapia è una branca dell’antroterapia , caratterizzata da ambienti in questo caso freddi.

Infatti al contrario dell’utilizzo delle grotte termali calde e umide, che si perde nella notte dei tempi (ne facevano uso già i Romani), la speleoterapia conta poche decine di anni di esperienze (fu scoperta durante la seconda guerra mondiale) e solo per questo ci “permettiamo” di presentarla con un tono più dubitativo, seppur non scettico.

Il principio base della speleoterapia (che abbiamo scoperto essere presente da poco in un unico centro italiano, la miniera di Predoi in Valle Aurina, ma che è maggiormente conosciuto in Germania, Slovenia, Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia) è che l’aria purissima all’interno di caverne naturali o miniere, unita all’alto tasso di umidità e alla bassa temperatura, favoriscono la decongestione dei bronchi alleviando, se non facendo sparire, i sintomi delle affezioni respiratorie di cui abbiamo parlato all’inizio.

Le brochures di cui la Mamma ha preso possesso a Predoi riportano sia commenti entusiastici dei medici che la consigliano, sia il resoconto di numerose persone che ne hanno tratto beneficio. Vengono consigliate sedute brevi (1 o 2 ore) per un ciclo di 2 settimane, massimo 20 giorni, durante il quale si eseguono esercizi respiratori e si rimane comodamente sdraiati (dentro un sacco a pelo) respirando “l’aria buona”, assistiti sempre da un’infermiera.

Al termine di questi cicli, i pazienti (delle brochures) descrivono guarigioni parziali, complete e comunque un generale beneficio.

I benefici immediati della terapia sono sicuramente comprensibili ed effettivi, viste le caratteristiche dell’ambiente dove si soggiorna. I benefici a lungo termine non sono altrettanto velocemente verificabili, ma il tempo (e gli studi con relative pubblicazioni da parte di persone più competenti di noi) chiariranno anche questo aspetto (rimane degno di nota che all’estero sia comunque praticato già da molti anni).

In ogni caso, vi consigliamo una visita alle miniere di Predoi, particolarmente adatta ai bambini che si divertiranno un mondo!

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Lo zainetto porta bimbi


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Dedichiamo un articolo ad un accessorio che è in uso nella nostra famiglia ormai da quasi 5 anni: lo zainetto porta bambino.

Lo zainetto è uno strumento importantissimo per la riuscita di una gita, si intende nei primi anni di vita del bimbo….giusto, partiamo dall’età: lo zainetto va usato dai 6-7 mesi del bimbo, non assolutamente prima, bisogna che stia seduto autonomamente e con sicurezza (prima si usa eventualmente il marsupio) fino ai 2-3 anni al massimo (o fino a che la schiena di mamma e papà reggono).
Verso i 3 anni si può già cominciare a insegnare al bimbo a compiere brevi tragitti, e le gite di un certo impegno vanno rimandate o al limite si possono effettuare portando parzialmente il bimbo in spalla (o nello zainetto, appunto, se il peso del bambino è ancora inferiore ai kg per cui è garantita la sicurezza).
Dai 4-5 anni, lo zainetto potrà essere risposto in solaio, usato per un nuovo arrivato o regalato a qualche coppia di amici con prole.

Quali requisiti deve possedere per essere un buon prodotto?
Secondo la nostra esperienza le cose importanti da considerare prima dell’acquisto sono:

  • Il suo peso: spendete pure qualche euro in più a favore di uno zaino più leggero, la vostra schiena vi sarà eternamente grata, specie quando il pargolo sfiorerà i 15 kg
  • Il peso che può sostenere: sconsigliamo uno zainetto che porti meno di 15 kg, perchè non potreste usarlo nell’età critica (2-3 anni) in cui il bimbo non è ancora in grado di fare camminate di un certo rilievo (cioè, non sarebbe in grado senza sgattaiolare in tutte le direzioni inciampando su ogni sasso e radice come spesso i bimbi così piccoli fanno).
  • l’intelaiatura rigida: in modo che il bimbo non goda dell’effetto “insaccato”. Badate bene però che la parte in cui si siede il banbino sia bene imbottita. Tenete conto che non è raro che il bimbo si addormenti durante le’escursione quindi sarebbe ottimale anche se non ciondolasse durante il sonno.
  • la presenza di un cinturino di sicurezza per bloccarlo e fare in modo che la piccola anguilla non si lanci a peso morto sul sentiero dalla schiena di papà
  • La presenza di uno spazio dove poter riporre parte del bagaglio: specie nelle gite di un certo impegno può essere necessario poter portare parte del bagaglio, e anche in caso di una gita solitaria con uno solo adulto, si deve poter disporre di uno spazio capiente per pannolini, cambio completo, vettovaglie
  • Gli accessori: deve essere munito almeno di parasole e parapioggia per far fronte agli imprevisti che prima o poi capitano a chi fa gite in montagna. Noi abbiamo trovato estremamente comoda anche la presenza del piedistallo che permette di appoggiare a terra lo zainetto col bimbo dentro senza che questo si ribalti (beninteso, se il bimbo in questione non si mette a ballare il Boogie Woggie)
  • Cinghia dorsale e cinghia pettorale: anche l’adulto ha le sue esisgenze! Senza il trasporto del piccolo risulterebbe notevolmente più difficoltoso.
  • Cinghie laterali:  sono cinghie che permettono di regolare la posizione del bambino rispetto alla schiena e che quindi consentono di non avere il peso che ondeggia in tutte le direzioni (sia mai che durante il viaggio invece di appisolarsi riprenda a ballare il Boogie Woogie!)
  • Il resto lo lasciamo alla vostra necessità e fantasia: esistono zainetti porta bimbo munuti di accessori di dubbia necessità (porta cellulari, porta documenti porta-non-si-capisce-cosa), zainetti che si trasformano in passeggini alla bisogna grazie a ruote estraibili (sic! tornando indietro forse lo compreremmo, non è malvagia come idea) e ce ne sono di tutte le marche (a voi, ad esempio, stabilire se preferite una marca di prodotti per l’infanzia o una di prodotti per la montagna, noi abbiamo scelto la seconda opzione, comunque).

    Buona gita col vostro dolce e leggiadro frugoletto!

    God bless you! Allergie da polline e montagna


    Abbiamo amici di gioventù (non troppo lontana, almeno per il momento) che hanno espatriato finendo a vivere nei deserti arabi dei beduini per sfuggire alle proprie allergie respiratorie.
    Magari stiamo esagerando un po’ ma il senso rimane drammaticamente lo stesso: quando si soffre di allergia da polline si farebbe qualsiasi cosa per poter far scomparire i suoi fastidiosi sintomi (lacrimazione, gonfiore degli occhi, rinite, difficoltà respiratorie, sonno disturbato).
    Figuriamoci quando questo problema affligge un bambino, dotato di minore pazienza e meno capace di capire.
    Oltre ad attendere la fine della stagione “clou” cosa possiamo fare?
    Un’idea potrebbe essere organizzare le vacanze e le gite in modo tale da trascorrere piacevoli giornate lontano dai fastidiosi pollini.
    Utilizzando un valido link per individuare il calendario pollineo in Italia vediamo che le alpi diventano una zona franca dai pollini,rispetto alla pianura padana, per chi soffre di allergie a pollini di cupressacee in luglio,di urticacee in ottobre, di graminacee in gennaio, febbraio, novembre, dicembre, di oleacee in luglio.
    Tra le gite che abbiamo fatto noi personalmente, in quota e con assenza di boschi che possono essere adatte sono l’andata al rifugio Grand Tournalent, all’Alpe Larecchio o al rifugio Cai Borgomanero.
    Alcune hanno un beneficio netto dovuto alla quota superiore ai 2000 m, altre beneficiano dell’assenza di alberi d’alto fusto per ampie zone.

    Navigando alla ricerca di informazioni a riguardo della (s)correlazione tra montagna e allergie abbiamo anche individuato un link che ci sembra interessante: si tratta di una valle, in Tirolo, dove per una serie di concause naturali la presenza dei pollini è notevolmente ridotta mitigando ancora di più i sintomi delle allergie.

    Non bisogna dimenticare i fattori indiretti che diminuiscono i sintomi allergici: in montagna il miglioramento delle allergie che danno problemi respiratori è dovuto anche all’assenza di smog e di acari. Inoltre l’attività fisica che vi si svolge migliora lo stato dell’apparato respiratorio.

    Buone vacanze, sperando che i sonni siano finalmente sereni

    Il traffico stradale tra Milano e le montagne


    Chi si è trovato in coda con dei bambini almeno una volta sa di cosa stiamo parlando. Un ingorgo stradale, una coda, una serie di semafori (la Valassina monzese!!!) che producono uno scorrimento a singhiozzo sono l’incubo per chi trasporta bambini molto piccoli (e magari con carattere impaziente, o bisognosi di frequenti poppate).
    Doveroso quindi una raccolta delle nostre impressioni e consigli per chi dovesse scegliere un itinerario da Milano ai monti.
    Per quanto ci riguarda, anche se prima di avere figli un tale canone per la scelta delle gite ci sarebbe sembrato folle, nelle gite familiari la scorrevolezza della strada è un fattore importante, a volte determinante, nella scelta della destinazione.
    Se si vuole godere di una giornata serena, positiva e che avvicini i figli alla natura e alla montagna non si può chiedere loro di trascorrere anche un’intero pomeriggio o serata a passo d’uomo in coda con l’orda turistica.
    Nell’elenco che segue, dove parliamo di ingorghi se non altrimenti specificato parliamo sempre di traffico da rientro (il peggiore)

    La strada che da Milano porta in Val Seriana, in provincia di Bergamo (da dove partono per citarne alcune le escursioni per la Presolana, il rifugio Curò, il rifugio Coca, il rifugio Barbellino, l’alpe Corte al pizzo Arera), da quando è stata ultimata la nuova strada a scorrimento veloce che dall’uscita dell’A4 di Seriate porta a Gazzaniga il traffico è divenuto scorrevole.

    Al contrario la provinciale 470 che percorre la Val Brembana (uscendo dalla A4, sconsigliamo di prenderla da Dalmine, meglio uscire a Bergamo e passare per la circonvallazione Est, Petosino, Villa D’Almè da dove ci si inoltra in Val Brembana) versa in uno stato disastroso dal punto di vista degli ingorghi. Sia in prossimità della A4, sia nel tratto Zogno-San Pellegrino, ma, spesso, le code si ripercuotono nell’ora dei rientri lungo tutto il tratto.

    La Valassina, che si percorre per le escursioni nel lecchese e in Valtellina, al rientro presenta ingorghi a Tirano e Morbegno. La superstrada che costeggia il lago generalmente invece è scorrevole. Sono presenti rallentamenti durante l’attraversamento di Lecco. Da Lecco a Milano il traffico infine è lento ma scorrevole. Il periodo peggiore per percorrere l’ultimo tratto da Lecco è quello autunnale.

    Se continuiamo a spostare il nostro sguardo verso l’Ovest la situazione migliora ancora.
    La Val Grande, la Val d’Ossola, la Val Formazza, la Val Vigezzo, le zone del Sempione, la Valle Antrona, la Valle Anzasca, sono comodamente raggiungibili in autostrada (A9), ci sono solo sporadici ingorghi all’altezza di Castelletto Ticino e Gallarate. Nella fase di rientro all’altezzad i Arona si può deviare prendendo l’autostrada per Genova rientrando nell’A4 verso Milano a Biandrate. Volendo invece proseguire per Milano restando in A9, si possono evitare le code a Gallarate uscendo a Vergiate e attraversato Somma Lombardo prendere la superstrada per la Malpensa in direzione Magenta.

    La statale 299 della Valsesia non ci ha mai (finora) deluso, presenta qualche sporadico rallentamento tra Varallo e Romagnano, ma non è mai stata problematica.

    La provinciale 142 biellese (SP 142) che permette di raggiungere la Valle del Cervo, Oropa e tutta la zona del Biellese, è sempre scorrevole. Consigliamo l’uscita di Balocco, proseguendo per Buronzo, Castelletto Cervo e il passante Biellese.

    l’A5 per la Valle d’Aosta è anch’essa sempre scorrevole, rari sono i rallentamenti tra Quincinetto e Ivrea nelle domeniche estive più soggette all’orda turistica.

    Siti Consigliati


    Questa raccolta non è sicuramente esaustiva.
    Se avete altri siti da consigliare per organizzare una gita o una vacanza in montagna che si garantiscano sicure e divertenti segnalatecelo!

    Siti meteorologici

    Noi consigliamo sempre di consultare i siti ufficiali dell’Arpa (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente)

    Liguria
    Valle d’Aosta
    Piemonte
    Lombardia
    Trentino
    Alto Adige
    Veneto
    Friuli Venezia Giulia

    I siti che contengono utili informazioni per chi si accinge ad effettuare escursioni in montagna (a parte il nostro blog) per noi sono stati:

    Gulliver
    Il forum di planetmountain

    Per chi volesse trascorrere delle vacanze in Alto Adige comodamente sistemato in appartamento o in maso consigliamo assolutamente il sito che ne raccoglie l’elenco

    Gallorosso

    I Bambini e la Montagna, vademecum di sopravvivenza


    Prima di avere figli pensavo che portare i bambini in montagna fosse di una semplicità unica.
    Ero abituata ad adattarmi a qualsiasi situazione, invece ho scoperto a mie spese, anzi, dovrei dire, a spese del mio primogenito, come un bambino necessiti di molte più attenzioni e cura nella preparazione del materiale e nell’organizzazione di itinerario e attività durante la gita, affinché l’esperienza risulti piacevole.

    Innanzi tutto bisogna valutare la meta e l’itinerario: io credo che una gita in montagna, per essere tale, debba essere rivolta a un rifugio o a una meta qualsiasi non raggiungibile in auto. Bastano poche decine di minuti di cammino in mulattiera e in bosco per arrivare a luoghi privi di smog, immersi nel verde e più puliti di quanto possa essere qualsiasi rifugio o punto di ritrovo accessibile ai mezzi motorizzati (e alla folla di gente).

    In questi cinque anni di escursioni coi miei due amatissimi figli (e marito) in giro per le Alpi ho appurato che la Valdaosta, il Piemonte, la Lombardia e soprattutto il Trentino Alto Adige offrono uno smisurato numero di gite di 400-500-600 metri di dislivello che raggiungono rifugi CAI o privati.
    In particolare l’Alto Adige è da me amatissimo perché tutti i rifugi sono forniti di area giochi (con scivoli, dondoli, sabbia e quant’altro) e sono a tutti gli effetti “a misura di bambino”.
    Il Veneto e il Friuli presentano percorsi per raggiungere i rifugi mediamente più lunghi e difficoltosi. Ciò non toglie che ci siano possibilità di organizzare belle gite, magari di due giorni pernottando in rifugio.

    Un bambino anche piccolo (intendo di 4-5 anni) è in grado di camminare per alcune ore, tra andata e ritorno, in montagna, percorrendo qualche centinaio di metri di dislivello: le energie che gli servono per una bella gita in montagna non sono più grandi di quelle usate quotidianamente all’asilo o al parco. L’importante è che siano gli adulti ad adeguarsi al passo del bambino.

    Il percorso deve essere adatto: i sentieri sono segnalati usando una convenzione internazionale con T (Turistici), E (Escursionistici) ed EE (Escursionistici per Esperti).
    In particolare questi ultimi richiedono di avere con sé attrezzatura (imbrago e corde) pronti per ogni evenienza e quindi sono sconsigliati a chi è digiuno di montagna, specie se accompagnatore di bambini. Per buona norma di sicurezza a chi non è pratico di montagna consiglio di iniziare solo con itinerari Turistici (che sono in genere mulattiere o comodi sentieri).

    Anche le condizioni meteo vanno studiate scrupolosamente prima dell’escursione: una giornata nuvolosa, o ventosa, può risultare molto fredda rispetto alla temperatura percepita in pianura.
    Nella scelta dell’itinerario teniamo conto anche del dislivello globale della gita: a noi è successo di fare poco dislivello dal parcheggio dell’auto al rifugio, ma sommando i metri fatti da casa al parcheggio (in tutto 2.500 metri!) abbiamo causato un’emicrania colossale al piccolo alpinista per l’eccessiva differenza di quota .

    Bene! Abbiamo deciso dove andare? Ci siamo muniti di cartina topografica in modo da non dover domandare continuamente (orrore!) informazioni agli altri escursionisti sull’itinerario da seguire? Il tempo previsto è adatto? Prepariamo lo zaino…
    Che sia estate o inverno, che splenda il sole o minacci pioggia o neve è fondamentale partire sempre portando con se nello zaino berretto, guanti, occhiali da sole importanti in qualsiasi occasione e fondamentali per le gite sulla neve, giacca almeno anti-vento, un telo impermeabile per la pioggia.

    Non importa se quando partiamo da casa il sole splende implacabile e la temperatura è mite. Dobbiamo tener presente che in montagna la temperatura scende mediamente di 7 gradi centigradi ogni 1.000 metri e che basta un po’ di vento o qualche nube ad abbassare repentinamente la temperatura.
    Se stiamo andando sulla neve i bambini più piccoli avranno un bel tutone imbottito, i più grandicelli un completo da sci, entrambi impermeabili,come saranno il berretto e i guanti.
    È meglio vestire i bambini (e se stessi) a strati: maglietta, felpa, pantaloni rigorosamente lunghi (l’iconografia alpina tramanda immagini di bambini felici tra i prati in calzoncini corti, ma a mio avviso è un’abitudine deleteria: i pantaloni lunghi preservano dai graffi dei rami, dalle escoriazioni delle cadute, e, aspetto poco noto, dagli eritemi causati dalle erbette lungo i sentieri che sono inaspettatamente aggressive per le pelli delicate e non), e infine scarponi da trekking.
    In estate vanno aggiunti un cappellino con visiera o una bandana.

    Una volta vestiti di tutto punto i nostri piccoli alpinisti dobbiamo mettere nello zaino tutto ciò che serve nel corso dell’escursione.
    La crema solare (la protezione 50 mineralizzata è la più indicata) è un altro must.
    In qualsiasi stagione, il riverbero del sole ad una quota elevata può ustionare la pelle delicata di un bimbo (e anche quella di un adulto non abituato), bisogna utilizzarla, anche se il sole è coperto dalle nuvole e ricordarsi di riapplicarla ogni 2-3 ore nel corso della giornata.

    È buona norma anche avere con sé un cordino (quelli tecnici acquistabili nei negozi di articoli sportivi sono ormai leggerissimi) per poter legare il bambino se ci si imbatte in un tratto esposto, che per un adulto può essere facile, ma per un bambino, più pauroso, goffo e inesperto, può rivelarsi un pericolo mortale. Se avete scelto un itinerario turistico non dovreste mai imbattervi nella necessità di usarlo ma… portarlo con se è una sana abitudine.

    Infine (e questo l’ho appreso grazie al mio secondogenito) mai difettare di kit di primo soccorso: cerotti, disinfettante e garze sono il minimo indispensabile per ovviare ad una semplice caduta.

    Se lo zaino ancora non vi pesa troppo aggiungete al vostro carico un cambio completo (ma noi in genere non lo portiamo appresso, lo lasciamo in auto) e, ovviamente, aggiungete alla bisogna pannolini,ciucci, bicchierini con beccuccio e quant’altro serva per un under-2 anni.

    Questi bambini dovranno pur mangiare però, no?
    Infiliamo nello zaino quindi il nutrimento per il corpo (pane, affettati, formaggi, uova sode, frutta fresca e secca, e quello che la praticità e la fantasia ci suggeriscono, senza dimenticare il nutrimento dell’anima (cioccolato, merendine, succhi di frutta), che ho scoperto essere ottimi corroboranti nei momenti di stanchezza dei miei cuccioli.

    Importante: i bambini (e gli adulti) devono bere di più in montagna, la traspirazione fa perdere molti liquidi anche inavvertitamente.
    Invitate i bambini a bere ogni tanto anche se non sono loro a chiedere!

    Una cura particolare va riservata ai bambini particolarmente piccoli, dagli 0 ai 3 anni.
    I bambini così piccoli hanno evidentemente più difficoltà a godere della montagna, sia in estate (un terreno accidentato per un bambino che ha appena imparato a camminare è peggio di un percorso di guerra) sia in inverno (provate ad immaginarvi un nanetto di 80 cm che affonda nella neve alta il triplo di lui!).
    Dobbiamo forse rinunciare a fargli godere della natura, il sole, l’aria pura della montagna? Certo che no, ma dobbiamo usare alcune accortezze aggiuntive.

    Innanzi tutto, soprattutto in inverno, è meglio avere una base sicura (un rifugio aperto).
    Meglio telefonare sempre prima per assicurarsene (molti rifugi chiudono da settembre ad aprile, o addirittura a giugno, e per noi è diventata celebre una gita fatta in un giorno di cattivo tempo con meta un rifugio poi risultato chiuso per incendio).
    Il rifugio è meglio se si trova in una zona pianeggiante, in modo di permettere anche a chi sperimenta i primi passi di sgranchirsi le gambe dopo una salita nello zaino

    Assicurarsi sempre che mani, viso e piedi del bimbo siano asciutti e caldi, e in ogni caso dopo qualche ora di permanenza all’aperto, riprendere temperatura e forze al caldo del rifugio.
    Qui i bambini più piccini potranno anche essere allattati (o potrà essere scaldato il latte artificiale) e i più grandicelli potranno mangiarsi pastasciutte e minestroni caldi (mentre mamma e papà si sbafano il brasato e la polenta oncia).

    Cos’altro aggiungere? Ora che avete sopperito a tutto ciò che poteva costituire un disagio, non resta che godersi appieno la Montagna: l’esperienza di una gita in montagna deve essere occasione per un bambino di vedere, toccare, gustare, odorare la natura e la magia del bosco.

    Un insetto, un animale, un albero colpito da un fulmine, un formicaio, tutto è nuovo, tutto è avventura. Il deposito attrezzi di un tagliaboschi immerso nel bosco diventa la casetta di Biancaneve, un sasso con una forma particolare è il trono del Re degli Gnomi, una farfalla di notte diventa una fata, un albero contorto è un antico gigante pietrificato.
    Non poniamo limiti alla loro fantasia e alla loro sete di natura, che in un bambino dovrebbero essere innate e vanno comunque stimolate e alimentate.

    Buona gita e buon divertimento!